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Europa: un continente sempre più anziano

Europa: un continente sempre più anziano

La demografia dell’Europa sta cambiando. I tassi di fertilità in tutto il continente sono caduti e l’analisi demografica prevede che l’età media nel vecchio continente sarà di 42,2 anni entro il 2020, oltre 3 anni in più rispetto ai 39,8 del 2010. Anche i tassi di aspettativa di vita sono in aumento, da 75.34 anni di età del lustro 2005-2010 ai 77.84 anni di quello 2020-2025.

Andando ancora più in là, secondo un report della Commissione Europea, entro il 2060 la percentuale di coloro che avranno un’età compresa tra 15 e 64 anni sarà del 56% (in calo dal 67% attuale), mentre aumenteranno gli over-65, che passeranno dal 17% attuale al 30%.

La combinazione di queste tendenze significa che presto vivremo più a lungo, che ci saranno un minor numero di bambini e che il numero di persone di mezza età ed anziani sarà molto maggiore rispetto alle persone tra i 20 e i 30 anni. Per molti paesi in tutto il mondo, questa transizione demografica sarà una caratteristica distintiva del panorama economico nel corso dei prossimi decenni.

In alcuni paesi il processo di invecchiamento della popolazione è particolarmente veloce. La Polonia, ad esempio, ne ha uno tra i più veloce dell’Unione europea anche a causa del basso tasso di fertilità fatto registrare già nel 2012, cosa che potrebbe provocare non pochi problemi al futuro del paese.

Mentre la tendenza è chiara, la storia che vi è dietro non lo è. Il fatto che l’invecchiamento avrà un impatto sulle economie, sui sistemi sanitari, sulla cultura e sullo stile di vita è innegabile.

Cambieranno in maniera particolare l’approccio al mondo pensionistico e a quello finanziario, soprattutto nel caso del ricorso ai prestiti poiché assumeranno sempre più importanza le agenzie finanziarie specializzate in prestiti per pensionati, come tuttopensionati.com .

Ciò che non è noto, tuttavia, è quanto grande questo impatto sarà e come ci si può preparare al mondo che invecchia.

Bisogna far fronte soprattutto alla contrazione dell’offerta di lavoro derivante da una popolazione in età lavorativa in declino, il che potrebbe portare ad un calo della produttività. Questo, a sua volta, ha implicazioni significative per la crescita economica. Sono sfide scoraggianti, che però bisogna affrontare già oggi: come si può fare? La conoscenza è, come al solito, l’arma migliore e più potente nelle mani dell’uomo, che dovrà dimostrare di saperla usare con saggezza.

I diritti dei consumatori

I diritti dei consumatori

Quando si acquista un qualunque oggetto, sia online che in un negozio reale, l’acquirente ottiene automaticamente protezione da parte dei diritti dei consumatori, una serie di norme che fanno capo al Codice del consumo, emanato nel corso del 2005 e che raccoglie tutta la documentazione necessaria per la tutela del consumatore finale. Tale codice stabilisce le regole che i produttori e i venditori devono rispettare in ogni momento dell’esperienza di vendita, da quello della pubblicità e del marketing fino a quello del post-vendita.

Avere una completa conoscenza del codice del consumo garantisce di sapere, in ogni momento, quali sono i propri diritti come consumatori. Questo può tornare utile in ogni momento della propria giornata in cui ci si trova a fare acquisti, che sia in un negozio reale oppure su internet utilizzando uno dei comparatori online a disposizione degli utenti, come Shoppydoo ad esempio.

Per chi non ne avesse mai sentito parlare, diciamo che il codice che regola i diritti dei consumatori si divide in 6 parti, con la prima che include i diritti fondamentali e le definizioni di base, la seconda si concentra sull’educazione e sull’informazione (dunque anche sulla pubblicità), la terza parte è centrata sui contratti di consumo, la quarta sulla sicurezza e sulla qualità dei prodotti che sono acquistati, la quinta riguarda le varie associazioni dei consumatori e la cosiddetta class-action (nota anche come azione collettiva), infine la sesta conclude con le classiche disposizioni finali.

Conoscere i propri diritti è un vero e proprio “dovere” nei confronti della nostra persona, per avere la certezza di non incappare in imbrogli o frodi.

Come la diffusione dell’educazione aiuta la democrazia nel mondo

Come la diffusione dell’educazione aiuta la democrazia nel mondo

Quando si parla di tipologie di governo, è ampiamente riconosciuto che la democrazia sia la migliore tra tutte. La “classe dirigente” che viene eletta dal popolo, la giustizia che è uguale per tutti e la possibilità, per chiunque, di “scalare” la classifica sociale ed entrare a far parte della classe dirigente stessa. La democrazia permette questo ed altro.

Non è un caso se la maggior parte dei paesi sviluppati, ovvero quelli con un tasso di alfabetizzazione e di cultura più alto, siano democratici: l’educazione aiuta la democrazia nel mondo. Studiando ci si rende conto delle varie possibilità che si hanno di governarsi, si capiscono le differenze e si intuisce come potersi migliorare sempre. Inoltre, si capiscono pro e contro delle varie forme di governo ed ecco che l’ovvia decisione è quella della democrazia, dove non c’è nessuno che comanda (come in una monarchia assoluta o in un governo dittatoriale, ad esempio) ma dove tutti possono dire la loro e prendere determinate decisioni.

A questo punto diventa fondamentale l’educazione per comprendere cosa è meglio e cosa non lo è. Di che tipologia di educazione stiamo parlando? Possiamo vederne due tipologie, anche se poi, alla fine, si riuniscono in una sola in termini di esperienze per l’essere umano.

La prima è quella che si riceve a casa, tra le mura domestiche, che serve a formare il carattere di base dell’individuo.

La seconda è quella scolastica, che si può avere sia nella scuola dell’obbligo che all’università, oltre che facendo esperienze di studio magari fuori dai confini nazionali, come quando si decide di seguire dei corsi di inglese all’estero, i quali, oltre a permettere di apprendere meglio la lingua, permettono anche di entrare in contatto con altre culture. Nnon è mai troppo tardi per imparare, come dimostrato dai tanti corsi per disoccupati diffusisi online.

Qualunque sia la decisione che si prende per studiare e migliorare la propria conoscenza non è importante, la cosa fondamentale è decidere di avere una certa educazione, per un mondo migliore e più democratico.

L’accesso al credito: un amico della stabilità democratica

L’accesso al credito: un amico della stabilità democratica

Quando si parla della società di oggi, una delle cose che viene subito in mente è la necessità di avere denaro. E’ una realtà che sembra “cruda”, ma è proprio così: senza denaro non si può avere accesso, di solito, ad alcuno dei servizi base essenziali. Basti pensare alle medicine, che hanno un certo costo (a meno che ci si trovi in determinate condizioni o criteri, che sono comunque più o meno difficili da avere, a seconda dei casi).

Quando non si hanno soldi per fare neanche le cose più basilari la stabilità democratica è a rischio. Basti pensare a cosa è successo nei paesi europei che hanno maggiormente risentito della crisi economica scoppiata nel 2009 e della quale ci stiamo ancora portando gli effetti dietro: proteste in piazza, cortei, manifestazioni più o meno pacifiche, ecc. Da un punto di vista politico, abbiamo visto in vari paesi l’emergere di partiti “anti euro”, gruppi di persone che hanno guadagnato consensi popolari spingendo per una indipendenza del loro paese dalla moneta unica (in Grecia vediamo il gruppo Syriza, in Italia l’euroscetticismo passa attraverso il Movimento 5 Stelle e in parte attraverso la Lega).

Una delle cose che ha contribuito a danneggiare la stabilità democratica è stata anche la continua e sempre maggiore difficoltà di accesso al credito per imprese e privati: sempre meno aziende e persone sono state in grado di prendere in prestito denaro per acquistare una casa, un’auto o per pagare le spese mediche. Si sono diffuse molto le richieste di prestiti a protestati, perché sempre più persone sono state iscritte in questo registro in virtù dell’impossibilità di pagare finanziamenti antecedenti a causa della perdita del posto di lavoro, ad esempio, ma anche tipologie di prestito come la cessione del quinto (vedi il sito GuidaCessione per info) che tendono a prelevare la rata di prestito direttamente alla fonte.

La strada verso la ripresa economica e verso una nuova stabilità democratica passa, come dice anche Mario Draghi, presidente BCE, attraverso un nuovo e fiorente mercato dei prestiti personali ed aziendali. Le banche sono, da questo punto di vista, altamente coinvolte.

Comunismo Vs Consumismo

Comunismo Vs Consumismo

Due dei concetti basi del nostro mondo sono consumismo e comunismo. Il primo è il sistema economico in cui tutti o la maggior parte dei mezzi di produzione e di distribuzione sono di proprietà privata e sono gestiti a scopo di lucro. Questo concetto si contrappone, da più di un punto di vista, a quello di comunismo, che invece è una teoria secondo la quale la proprietà dei mezzi di produzione e di distribuzione appartiene alla comunità o alla società, dunque allo stato.

Si tratta di una differenza neanche troppo sottile, che ha avuto i suoi percorsi e sviluppi nel corso della storia. Vediamola meglio.

Il consumismo è un ordine sociale ed economico, una vera ideologia che incoraggia l’acquisto di beni e servizi in sempre maggiori quantità. Nel campo della politica, il termine “consumismo” è stato anche utilizzato per riferirsi a qualcosa di molto diverso, chiamato “movimento consumisti” o tutela dei consumatori, che mira a tutelare e informare i consumatori imponendo pratiche come la pubblicità onesta, delle garanzie di prodotto e delle norme di sicurezza migliorate. Nel campo dell’economia, invece, il termine si riferisce alle politiche economiche che pongono l’accento sul consumo di qualunque tipologia di oggetto, dalle auto all’abbigliamento online, dai viaggi alle scarpe da donna.

Praticamente identico al comunismo è raffigurato il socialismo, che altre volte viene alternativamente visto come una fase di transizione tra il capitalismo e il comunismo.

Andando a definire appunto il comunismo in termini di consumi, invece, vediamo uno Stato che decide cosa i suoi cittadini devono e cosa no, cosa possono fare e cosa no, poiché gestisce, come pensa sia meglio fare, tutto o la maggior parte dell’apparato produttivo nazionale.